L’argomento è dibattuto in America ed una pubblicazione (CyberPsychology, Behavior & Social Networking, Jan/Feb2011) ha favorito il dibattito anche in Internet. Abbiamo chiesto il parere di una psicologa la dott.sa Lisa Tomaselli.
di dott.sa Lisa Tomaselli
L’adolescenza e la pre-adolescenza sono momenti della crescita in cui i ragazzi, per soddisfare i loro bisogni sociali e di identità, spostano in modo massiccio la loro attenzione dall’interno della famiglia, verso l’esterno.
Le sperimentazioni e il desiderio di costruire e ricostruire la propria identità trova nei coetanei, nei cosiddetti “pari”, le più autorevoli fonti di conferme o smentite, di approvazione o critica rispetto alle strade che la persona sta cercando, per costruire la propria identità di adulto.
I social network ampliano questa possibilità di sperimentarsi, oltre a rispondere ad altri bisogni legati al fare rete con i propri amici. Questi nuovi mezzi aprono ai ragazzi, e non solo, possibilità nuove che possono mettersi al fianco delle amicizie “in carne ed ossa”, favorendo esperienze e confronto.
La letteratura si sta interrogando su quali possano essere le implicazioni psicologiche dell’uso di social network: una recente ricerca1 ha cercato di capire se i ragazzi che frequentano ed aggiornano il loro spazio in Facebook ne traggano qualche effetto sulla loro idea di sé. I dati raccolti mostrano come l’utilizzo di Facebook abbia un significativo effetto positivo sulla stima di sé. Il social network favorisce infatti il tentativo di presentare se stessi nel modo migliore possibile: secondo questa ricerca, il tempo trascorso aggiornando il proprio profilo sul social network avrebbe, in particolare, un effetto benefico sull’autostima, piuttosto del tempo trascorso guardandosi allo specchio.
È importante notare come la ricerca sia stata condotta con un gruppo di studenti maggiorenni: lo stimolo che ci può dare, quindi, conferma come la presentazione digitale di se stessi sia una fonte di stimolo per la consapevolezza personale e come, in persone maggiorenni, sia una fonte di accrescimento della propria autostima.
Questa ricerca, come molte altre, si pone in discontinuità con una prima generazione di studi psicologici, i più frequenti fino a circa dieci anni fa2, in cui si tendeva a cercare la correlazione tra l’uso di internet e vissuti di solitudine ed esclusione sociale.
Una menzione conclusiva va anche ai vincoli: in primo luogo privilegiare, in modo quasi esclusivo, le relazioni e le reti virtuali, piuttosto che quelle reali, è una scelta che limita le possibilità di crescita. Rendere esclusivi un tipo di relazione piuttosto che un’altra, curare i rapporti solo reali piuttosto che solo digitali, esclude le possibilità, che, sommate, queste due modalità possono garantire: spazi maggiori per mettersi in gioco e per crescere!
In secondo luogo, è importante sottolineare come la ricerca abbia riguardato studenti maggiorenni: un discorso a parte merita l’accesso ai social network da parte di bambini e ragazzi nella fase della pre-adolescenza, o in fasi precedenti: fasi della vita con caratteristiche psicologiche peculiari, a livello sia emotivo che cognitivo, come la non avvenuta acquisizione del pensiero astratto e simbolico.
Foto: dal sito della CCN Tech dove richiama l’articolo
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1Gonzales, Amy L., Hancock, Jeffrey T. “Mirror, Mirror on my Facebook Wall: Effects of Exposure to Facebook on Self-Esteem.” CyberPsychology, Behavior & Social Networking, Jan/Feb2011, Vol. 14 Issue 1/2, p79-83;
2 Ibidem.

